Pagine

28 novembre 2015

La venuta che diventa una via


 
Nelle prossime settimane celebreremo con i nostri cari in festosità il solenne tempo di Avvento. Questo solenne tempo liturgico che celebriamo ogni anno sulla terra non è mai ripetitivo: anno dopo anno, o ha un suo senso unico e porta dei sentimenti particolari. Con maturità e amore acquistati col passare del tempo nella grazia, riusciamo a cogliere con gratitudine sempre più consapevole il Natale del Signore. Così ci avviciniamo poco a poco, al nucleo dell'inesauribile mistero di Cristo che non cesserà mai di brillare e stupirci. Anche alla fine del mondo quando il Signore verrà nella gloria del Padre, sarà rimasto qualche mistero non compreso agli uomini. Guardando alla mia personale esperienza, l'Avvento di questo anno, in cui ho emesso la professione semplice dopo un cammino di discernimento accompagnato dai padri domenicani, mi sembra una venuta che diventa via.

 
La venuta del Signore attraverso la Beatissima Vergine Maria

Il Signore Gesù Cristo secondo l'Eterno Disegno del Padre volle farsi carne per noi. Il Figlio, la potenza e la sapienza del Dio Padre onnipotente (cf. 1Cor. 1,24), volle nascere come un piccolo bambino dalla Vergine. Egli volle essere visto da noi (cf. 1Gv. 1,1) ed essere in mezzo a noi. Ma il Signore non è venuto in terra a noi perché era lontano da noi: il Signore è stato ed è sempre con noi; Egli è presente in ogni luogo. Ma gli uomini, a causa del peccato originale e attuale, si si sono allontanati da Dio. Per eliminare definitivamente questa distanza e renderci vicini a Sé, il Signore è venuto in terra. Quindi a Colui che è onnipresente non ci avviciniamo con i moti del corpo ma piuttosto con buoni desideri e buoni costumi (S. Agostino, La Dottrina Christiana, I,X.10).
 
Andare incontro a Cristo 

Ma noi, che siamo stati battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e così diventati santi con remissione del peccato originale e attuale in virtù del Battesimo ricevuto nella fede, non siamo vicini a Lui? Sì, certo. Ma ci sono ancora rimaste le conseguenze del peccato originale: l’ ignoranza, l'impotenza e la malvagità dell'anima e le debolezze, le malattie e la morte del corpo. Per questo abbiamo sempre bisogno della presenza illuminante del Signore secretissimee praesentissime. Non possiamo essere liberi da tristezza mortifera, paura vana e angoscia stolta senza l'aiuto di Dio; solo quando siamo in Dio, godendone la presenza, siamo veramente liberi. Allora, in che modo possiamo andargli incontro? Possiamo imparare da dove iniziare questo cammino al vedere il piccolo bambino avvolto in fascia. Essere umile e sottomettersi a Dio in umiltà. Tanto più siamo sotto il dolce e soave giogo di Cristo come Lui mite e umile di cuore (Mt. 11,29), quanto più siamo gioiosi. Per questa ragione l'Apostolo S. Paolo ci ammonisce alla mortificazione (Rm. 8,13) e alla buona battaglia (1Tm. 1,18). E così questo mistero di incarnazione segna il principio del nostro cammino verso il celeste e l'inizio di tutto gli altri misteri quali la passione, la risurrezione e il regno di Dio. Una Luce mai vista illumina nell'anima nostra che era divenuta quasi mangiatoia a causa di ignoranza e impotenza. L'unica cosa da fare è accoglierla con umiltà di un bambino per mettere i piedi sulla via specificatamente e premurosamente preparata dal Signore per noi: andare a Cristo Re attraverso Cristo bambino (cf. S. Agostino, Omelie sul Vangel secondo Giovanni 13,4).

Passare oltre con Cristo

Ma Cristo non vuole che noi rimaniamo nello stesso punto della via, ma che andiamo sempre avanti verso la vetta. Il Signore ha detto: Sono la Via, la Verità e la Vita (Gv. 14,6), cioè attraverso di me viene l'uomo, a me giunge l'uomo, in me rimane l'uomo (S. Agostino, La dottrina Cristiana, I, XXXIV 38.). Egli vuole che noi tutti raggiugiamo la meta desiderata senza essere impediti da nessuno e da nessuna cosa sulla terra. Tanto che neanche Egli voleva trattenerci ma voleva che lo passiamo inoltre (Ibid.). Siamo in grado di disprezzare la felicità del mondo in vista di quella del cielo? Bene. Ma ci vuole di più se vogliamo essere perfetti come il Signore. Dobbiamo essere in grado di disprezzare la propria vita (cf. Lc 14,26) e la morte di qualsiasi genere. Per questo il Signore si fece obbediente alla morte, fino alla morte di croce (cf. Fil. 2,8). Questo "fino alla morte" non è temere solo la morte in sé, ma ogni sorte di morte (S. Aug.,...).
 
Rimanere in Cristo
 

Cristo che divenne carne e visse in mezzo al suo popolo adesso rimane in mezzo a noi fedeli nei sacramenti della fede. Colui che non esitò a venire a noi per mostrare la via al Padre, non si accontentò di farcela vedere, ma volle anche diventare il cibo spirituale che sostiene il nostro cammino. Il mistero della Invisibile Parola divenuta visibile continua a stupirci con la sua visibilità nei sacramenti ai fedeli nella fede. Sempre Camminiamo verso la meta, rimanendo nella Chiesa di Cristo sapendo che senza la sua carità non siamo nulla.


 

Nessun commento:

Posta un commento