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22 novembre 2015

Marta o Maria? Questo è il problema!


 
Marta o Maria, questo è il problema! Spesso anche noi, ascoltando questo noto brano evangelico, siamo stati sfiorati da un “amletico” dilemma dello spirito. Quale tra queste due figure va imitata? Meglio la carità fattiva di Marta o l’ascolto contemplativo di Maria? Proviamo ad approcciarci alla questione con una prospettiva diversa. La nostra anima, come ogni organismo vivente, cresce e si sviluppa passando per diverse fasi. Marta e Maria dunque rappresentano diversi stadi, rispettivamente il principio e la meta, della nostra evoluzione interiore.


Marta

È il momento della purificazione attiva, la fase nella quale siamo noi a prendere l’iniziativa. Siamo ferventi nella preghiera, generosi nel sacrificio e nella penitenza, entusiasti per le cose di Dio.
Presi da questo dinamismo interiore ci sembra di poter superare qualsiasi ostacolo e di spostare le montagne.
 
 
Corriamo a mille allora; tuttavia spesso cadiamo nella tentazione di disprezzare il procedere lento ed incerto di chi ci circonda. In definitiva assomigliamo a quelle magnifiche ghirlande di fiori finti: perfette nell’aspetto esteriore ma prive della linfa vitale, la carità.

La grande purificazione
 
 Il Signore, dopo averci lasciato un tempo per sfogarci in preda ai nostri “deliri di onnipotenza” entra in scena in modo più evidente. È giunto il tempo della purificazione passiva, della via illuminativa, nella quale siamo messi alla prova. Subentrano le difficoltà, le tentazioni e le prove. Il gusto per il mondo spirituale cessa, così come l’interesse per le cose di Dio. Aridità e fatica sono le nostre compagne di viaggio. In definitiva è la fase dove il nostro uomo vecchio, per dirla con San Paolo, viene stanato e condotto al patibolo. È il periodo più doloroso, la sola vera e grande purificazione necessaria: quella dell’orgoglio. Ci rendiamo conto che tutte le imprese realizzate nella fase precedente non sono altro che paglia; constatiamo sconsolati che le prove, le tentazioni, i vizi e peccati che ci assillano sono insuperabili. In una parola: comprendiamo che abbiamo perso, che siamo impotenti. Approdati a questo punto, dove la “corda” della nostra anima è in massima tensione, si aprono dinanzi a noi due vie: la delusione e la disperazione da un lato; l’abbondono totale alla volontà di Dio, dall’altro. La via della salvezza è quella del paradosso: trovare salvezza naufragando nel mare misterioso di Dio; abbandonarsi fiduciosi all’Ignoto noto; lasciarsi bruciare dal fuoco che non consuma e non incenerisce.
 
 
Facciamo attenzione: se agiteremo le acque della nostra anima, in preda all’orgoglio e all’ira, non troveremo mai la pace. Qual è il segreto dunque per superare felicemente questo periodo, magari molto lungo, di prova? Accettarlo! Solo attraverso l’accettazione, le acque della nostra anima si placheranno e scorgeremo sul fondo del nostro cuore lo sguardo di infinita tenerezza del Signore. Tutto si è compiuto. E Maria?

Maria

Il punto di arrivo del nostro cammino spirituale è la figura di Maria, ovvero la contemplazione ammirata e pacifica dell’Unico necessario; il perdersi, per ritrovarsi, nello sguardo di Dio.
 
 
 Tuttavia non vi si può giungere senza percorrere la via di Marta. Comprendiamo così, in ultima analisi, che tutte le fasi della nostra vita, del nostro pellegrinaggio dello spirito sono buone e concorrono al conseguimento della meta.
 
 
 Per sostare ai piedi di Gesù, come Maria, occorre prima esercitarsi nel faticoso servizio di Marta: solo così raggiungeremo la parte migliore che mai ci sarà tolta.

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