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1 novembre 2015

Tutti santi





Tutti i santi o tutti santi?
La solennità che quest’oggi la Santa Chiesa ci fa ricordare è per tutti. Potrebbe essere intesa come la festa di ogni uomo di ogni epoca, dall’inizio dell’umanità fino ad oggi e volendo, anche per tutti quelli che verranno. Perché dico questo? Perché la santità è per tutti: «Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo» ci ricorda il capitolo diciannove de Libro del Levitico.
La parola santo deriva dal greco άγιος che significa “separato, diverso, senza terra”, dunque Dio è diverso, separato da questo mondo e senza terra cioè senza imperfezioni. Il profeta Isaia chiama Dio “il tre volte santo”, come a dire colui che è totalmente diverso da questo mondo, colui che è altro da noi, sommamente puro , al di sopra della nostra condizione di miseria, l’Ineffabile.


 Così, essere santi come Dio, significa andare controcorrente, essere separati da ciò che è malvagio, essere puri; essere santi significa essere messi “da parte” per un disegno misterioso di Dio. Gesù stesso prega il Padre perché custodisca i suoi discepoli dal Maligno, essi che sono nel mondo ma che non sono del mondo (Gv 17, 9-19).
Tornando alla questione iniziale bisogna esplicitare il motivo delle due diverse affermazioni collegandole alla necessaria santità.

1. Dire festa di Tutti i Santi è far memoria di coloro che sono già santi, coloro che godono nella gloria del Regno di Dio, della sua Luce, che contemplano per l’eternità il Suo Volto, sono coloro che sono simili a Lui perché lo vedono così come Egli è (1Gv 3,2), coloro che sono passati “dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap 7,14).

La grande tribolazione è finita, il tempo della loro vita presente è passato e adesso possono ricevere il premio che le Beatitudini promettono: il regno dei cieli, la consolazione, l’eredità della terra, la sazietà, la misericordia, la visione di Dio, l’appellativo di figli di Dio. Una grande ricompensa insomma! Ovviamente, come ricorda san Francesco di Sales, «questa festa che riguarda i santi è stata istituita per onorare molti santi e sante che si trovano in Cielo, ma non essendo i loro nomi conosciuti quaggiù in terra, la Chiesa non ha la possibilità di festeggiarli singolarmente». Continua san Francesco, «non pensate che siano i miracoli o le vocazioni speciali che hanno reso santi tutti quelli che si trovano in paradiso; certamente no, perché è un dato di fatto che esistono numerosissimi santi che sono passati inosservati in questa vita, senza fare prodigi e senza lasciare alcun ricordo sulla terra e che, tuttavia, sono superiori a coloro che hanno operato meraviglie e sono stati onorati nella Chiesa di Dio» (Esortazione – 1° Nov. 1621). I santi che quest’oggi onoriamo non ricevono benefici dalle nostre invocazioni, sono già santi, sono già puri e possono stare con Dio senza più nessuna lacrima, senza più nessuna paura, senza più nessuna sofferenza... la loro intercessione ci ottiene le grazie per noi necessarie a raggiungere la beatitudine del Cielo. Queste grazie sono racchiuse nell’immenso tesoro che la Chiesa chiama Comunione dei Santi, tesoro in cui ogni fedele può versare le sue preghiere e attingere per la propria salvezza.
 
 
 
Nella Comunione dei Santi trovano una magnifica realizzazione le parole di San Paolo «se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (1Cor 12, 26-27; C.C.C. nn. 946-962). I santi in Paradiso pregano per tutti noi: «A causa infatti della loro più intima unione con Cristo, i beati rinsaldano tutta la Chiesa nella santità. Non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini. La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine» (Lumen Gentium 49). Esempio di ciò é San Domenico di Guzman, nostro padre, il quale prima di morire disse ai suoi frati «Non piangete. Io vi sarò più utile dopo la mia morte e vi aiuterò più efficacemente di quando ero in vita».

2. Cosi è chiaro che unendo la nostra lode a Dio insieme a quella che i beati del Cielo offrono a Lui incessantemente, ci predisponiamo ad essere santi anche noi che ancora siamo pellegrini sulla terra. Per questo la seconda affermazione “tutti santi”! Questa diventa una preghiera, un buon auspicio, una divina speranza che deve predisporci all’abbandono totale nell’amore di Dio, certi che qualsiasi prova si affronta durante i nostri giorni terreni, vissuta nella fede in Cristo, non deve fare altro che dare gloria a Dio.
 
Forse guardandoci attorno, leggendo i giornali, ascoltando tante cattive notizie alla radio, in Tv... osservando la miseria dell’uomo, sembra che sia lo stesso uomo a provocare la sua decadenza e disperazione. La famiglia sta subendo fortissimi attacchi contro la sua dignità e la sua importanza strutturale nella società, le giovani generazioni sembrano non capire più il linguaggio evangelico, le nonne che un tempo insegnavano ai nipotini le pie devozioni mariane e il Santo Rosario si contano sulle dita di un mano... forse oggi le troviamo dall’estetista per esorcizzare la morte... i santi che si veneravano con feste solenni e processioni sono diventati semplici figure che ci riportano a favole medievali, le statue più che aiutare la preghiera e la ricerca di Dio sono diventati idoli o oggetti da profanare. Bene, la lista è lunga.
Possiamo stare a guardare? Possiamo lasciarci trarre in inganno dalle false luci che riempiono il ventre e non il cuore? Dice l’Apostolo Giovanni:«Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!» (1Gv 2, 15-17). Noi che siamo chiamati alla santità ci troviamo su questa terra nella condizione che descrive il Signore nelle Beatitudini: siamo poveri, siamo nel pianto, siamo miti, abbiamo fame e sete di giustizia, siamo misericordiosi, siamo puri di cuore, siamo operatori di pace, siamo insultati e perseguitati con ogni sorta di male contro di noi.
 

Se il cammino dovesse sembrarci arduo, abbiamo ancora un modello, anzi il Modello. È la Regina di tutti i Santi! Colei che “tutte le generazioni chiameranno beata” è il nostro conforto e la nostra speranza e «come in cielo è l’immagine e la primizia della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla come un segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino» ( Lumen Gentium 68).
Allora alziamo gli occhi al Cielo, imitiamo i santi che ci hanno preceduto e confidiamo nell’Amore infinito del Padre che ci vuole tutti santi!

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