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22 dicembre 2015

Il Bonobo, l'Ateo e l'Aquinate

Secondo Frans De Waal, un celebre biologo, la morale "proviene dall'interno", ha cioè una sua giustificazione evolutiva. Siamo, secondo lui, biologicamente programmati per essere empatici e giusti: quando ci comportiamo bene ci sentiamo bene, quando vediamo un'ingiustizia ci arrabbiamo. Lo provano i comportamenti di animali irrazionali che ha osservato durante le sue ricerche. Celebre è l'esperimento della scimmietta che rifiuta il cibo perché alla compagna non è riservato lo stesso trattamento.


Cosa dobbiamo pensare delle teorie di Frans De Waal? Che se ha torto, ha torto solo per difetto: non solo gli uomini, i bonobi, i delfini, gli elefanti indiani, i lupi, mammiferi grandi e piccoli ed ogni essere che si muove sulla terra sono inclinati al bene. Lo è tutta natura, anche le piante e le pietre, la sabbia, la polvere sotto il letto, le onde del mare e le foglie dei boschi!

La nostra inclinazione al bene è, infatti, naturale, iscritta nell'atto stesso della creazione. Tutto è stato fatto per un fine e a questo fine tutto, a suo modo, tende. Gli uomini lo ricercano con la ragione, gli animali con gli istinti, le altre cose secondo le leggi della natura. Questo fine è il bene, che è fine proprio perché è bene. Il fine di tutto l'universo - nulla, ma proprio nulla escluso - è il bene più grande. In una parola: Dio.

Scrive Tommaso:

Sulla partecipazione che Dio ci ha fatto dei beni naturali si fonda l’amore naturale, col quale Dio è amato sopra tutte le cose e più di se stessi non soltanto dall’uomo nell’integrità della sua natura, ma a suo modo anche da ogni creatura: cioè o con l’amore intellettivo, o con quello razionale, o con quello animale, o almeno con quello naturale, come fanno le pietre e gli altri esseri privi di conoscenza. Poiché qualsiasi parte ama naturalmente il bene comune più del proprio bene particolare. E ciò si manifesta nell’operare: infatti in qualsiasi parte si riscontra l’inclinazione principale all’attività comune per il vantaggio del tutto.

Proprio come Frans de Waal, anche san Tommaso riscontra nella natura la tendenza a sacrificarsi per il bene comune. De Waal ne deduce che Dio è solo un concetto sviluppato recentemente dall'uomo nel corso della sua evoluzione per gestire la complessità etica delle sue relazioni. La conclusione che ne trae il santo teologo è opposta a quella del biologo, per almeno due ragioni:
  1. Tommaso riconosceva nel mondo una causalità finalistica (ogni cosa ha un fine e ad esso tende), che gli scienziati moderni, impegnati a ricercare le cause efficienti, hanno finito per dimenticare.
  2. Per Tommaso la moralità non era un set di divieti e comandi calati dal cielo, ma il riflesso stesso dell'ordinamento oggettivo di ogni essere ai propri fini naturali.
Insomma, la "moralità" degli animali, la loro ostinata vocazione al bene, l'istintivo altruismo sono forse una prova dell'inesistenza di Dio? O mostrano, piuttosto, che ogni cosa creata partecipa di quell'amore senza limiti che è Dio stesso?

5 commenti:

  1. Quella che sto per porle signor fra Luca è una domanda reale e senza alcun fine polemico. Vorrei risolvermi un dubbio...

    Se è vero che gli animali tendono al bene e la morale è il riflesso di un ordinamento oggettivo[cioè la legge del tutto iscritta nell'individuo particolare (per primo l'uomo)] come mai non si comportano alla medesima maniera? Ad esempio fra i felini, la tigre femmina protegge i propri piccoli, l'esemplare maschio li uccide (pur essendo i suoi!)

    Il fine del maschio sembra diverso da quello della femmina verso la prole. Sembrerebbe che il bene comune sia tutelare i piccoli che garantiscono il futuro della specie. Però, il maschio di tigre è spinto a mangiarseli lo stesso per tornare a riprodursi. Anzi, pare che soffra se non si riproduce: in che modo il maschio sarebbe pronto a sacrificarsi a vantaggio del tutto? Qual è, poi, questo ordinamento oggettivo, se tra animali della stessa specie cambia totalmente ogni comportamento?

    Ho fatto l'esempio della tigre, ma avrei potuto fare anche altri esempi (tutti gli altri felini, anche gli squali hanno comportamenti strani)

    Grazie per l'articolo, aspetto una risposta...

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  2. Grazie per la domanda e buon Natale!
    Ovviamente io non sono un esperto di felini e quindi non saprei dire perchè la tigre si comporti in una data maniera e il bonobo in un'altra.

    Se ho ben compreso la tesi di de Waal, l'evoluzione spinge le specie ad adattarsi alle mutazioni ambientali per garantirsi la sopravvivenza. Nel processo evolutivo il bene della specie (il tutto) porta a sacrificare il singolo (la parte). In animali più complessi questa tendenza si manifesta in comportamenti "etici", molto simili a quelli dell'uomo. La conclusione di de Waal è che l'etica è un prodotto dell'evoluzione.

    Io aggiungo: ogni essere partecipa a suo modo alla tendenza universale al bene, che è segnalata dal fatto che il singolo (parte) è portato a sacrificarsi per la specie (tutto): le tigri al modo delle tigri e gli uomini al modo degli uomini. La grossa differenza è che le tigri non possono che comportarsi nel modo che la loro natura richiede. Noi, invece, siamo liberi e possiamo scegliere di comportarci in modo differente (e cioè di fare il male).

    Ora, la domanda è: il comportamente della tigre favorisce l'evoluzione della loro specie oppure no? E se no, come mai si comportano così? La risposta del teologo, in qualche modo, dipende da quella dell'etologo.

    Se invece la risposta è sì, allora anche questo comportamento così "disumano" è uno modo proprio delle tegri con cui esse tendono al bene.

    Spero di aver dato almeno una prima chiarificazione....

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  3. Posso chiedere a fr. Luca se ritiene che l'innegabile teleonomia del comportamento animale, le loro tendenze istintuali, siano assimilabili alla 'legge naturale' che secondo Tommaso è la base dei comportamenti morali buoni ? In che cosa consisterebbe la differenza ?

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  4. Padre Francesco, grazie per l'attenzione. Lei conosce la risposta meglio di me.
    Rispondendo, penso che le tendenze istintuali degli animali siano parzialmente assimilabili a quelle umane. La differenza, ovviamente, è che la nostra natura è razionale e come tale persegue il proprio fine.

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  5. Vedo solo ora la risposta. Non direi che ci sia 'la risposta' alla domanda da me posta. Comunque io ritengo che la differenza consista nel fatto che neppure gli animali superiori siano in qualche modo coscienti della teleonomia intrinseca nella loro natura (i cosiddetti istinti) mentre l'uomo può conoscere le proprie tendenze naturali, le può realizzare e può anche (essendo libero) opporsi ad esse. In questo modo la sua libertà di scelta è reale, ma non ha la libertà morale di darsi finalità ultime diverse da quelle che sono innate nella propria natura. Se lo fa, esercita la propria libertà, ma non si realizza come persona umana, non raggiunge la propria felicità. La questione non è solo filosofica, comunque. L'attuale tendenza sociale di 'amore per gli animali' (pets o meno) è socialmente inquietante in quanto non riconosce la differenza profonda tra animali e uomini.

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